lunedì 31 dicembre 2012

AUGURI




Depongo
il mio paniere d'anni
nella madia del tempo
Stringo la mano
ai nuovi giorni
e bollicine di pensieri
danzano
il ballo della speranza
intorno al cuore
Tutto è pronto
per un anno migliore!

- Giovanna Giordani -


sabato 29 dicembre 2012

A NADIA ANJUMAN


 - vittima afgana della violenza e
del pregiudizio - 
e a tutte le donne oltraggiate nel corpo e nell’anima


Sgorgò alfine il tuo canto
tremante di coraggio
quel canto
che ti rendeva viva
nell'esistere
quel canto 
che ti baciava l'anima
e la mente
quel canto
che sfidava
paura e oltraggio.

E ti costò la vita
tanto ardire.

Con tremore della mano
accarezziamo i tuoi versi
preziosa reliquia
di soffocati aneliti
monito 
all'insipienza crudele
di chi non sa amare
e rispettare
la libertà e la vita.

- Giovanna Giordani - 


Nessuna voglia di cantare


Che cosa dovrei cantare?
Io, che sono odiata dalla vita.
Non c’è nessuna differenza tra cantare e non cantare.
Perché dovrei parlare di dolcezza?
Quando sento l’amarezza.
L’oppressore si diletta.
Ha battuto la mia bocca.
Non ho un compagno nella vita.
Per chi posso essere dolce?
Non c’è nessuna differenza tra parlare, ridere,
Morire, esistere.
Soltanto io e la mia forzata solitudine
Insieme al dispiacere e alla tristezza.
Sono nata per il nulla.
La mia bocca dovrebbe essere sigillata.
Oh, il mio cuore, lo sapete, è la sorgente.
E il tempo per celebrare.
Cosa dovrei fare con un’ala bloccata?
Che non mi permette di volare.
Sono stata silenziosa troppo a lungo.
Ma non ho dimenticato la melodia,
Perché ogni istante bisbiglio le canzoni del mio cuore
Ricordando a me stessa il giorno in cui romperò la gabbia
Per volare via da questa solitudine
E cantare come una persona malinconica.
Io non sono un debole pioppo
Scosso dal vento
Io sono una donna afgana
E la (mia) sensibilità mi porta a lamentarmi



giovedì 27 dicembre 2012

LE VOCI DEL BOSCO D'INVERNO





Le voci del bosco d’inverno
le senti frusciare
fra i rami svestiti
e le foglie rimaste
a vegliare
Si attorcigliano ai sassi
ai tuoi passi
poi salgono su
sulle cime
fino all’orlo del cielo
un po’ bigio
e ricadono bianche
in fondo alla mente
sorpresa
dal canto di gioia
alla vita
del pettirosso

Giovanna Giordani  -




mercoledì 26 dicembre 2012

NATALE

Qualche volta non è solo luci, il Natale....




Sento cantI

sento risate

sento musiche

vedo visi felici

vedo tanti doni
     
vedo luci tutt' intorno

sento un pianto...

é il mio cuore

che piange per te 


- Laura Baldessari -

                                                                                 
                                       





martedì 25 dicembre 2012

HO POCHI AMICI

Ho rubato a Margaret Collina questa poesia perchè mi piace proprio
Spero che l'autrice mi perdoni - è Natale!



Ho pochi amici
forse uno è gay,
l’altro un clandestino,
e anche una madre
sola col suo bambino.
E un carcerato
con cui ci scriviamo
per raccontarci
come viviamo.
E poi una ragazza
che batte la via
e una vecchietta
che sta a casa mia.
Son tutti ben fatti
dipinti con cura:
la terracotta
è di buona fattura.
Stan tutti intorno
ad un ragazzino
che in giro chiamano
Gesù Bambino.
In mezzo agli altri,
un po’ più lontana,
vedete?ci sono anche io:
chinata sul fiume
o alla fontana,
sono quella che lava,
i panni di Dio.

- Margaret Collina - 

                                                                                  


lunedì 24 dicembre 2012

LA NOTTE SANTA


.....e riascolto in questa poesia la voce armoniosa di mia madre
mentre la recitava accanto al presepe che per noi piccoli era piacevole stupore e magia...

- Consolati, Maria, del tuo pellegrinare!
Siam giunti. Ecco Betlemme ornata di trofei.
Presso quell'osteria potremo riposare,
ché troppo stanco sono e troppo stanca sei.
Il campanile scocca
lentamente le sei.
- Avete un po' di posto, o voi del Caval Grigio?
Un po' di posto per me e per Giuseppe?
- Signori, ce ne duole: è notte di prodigio;
son troppi i forestieri; le stanze ho piene zeppe
Il campanile scocca
lentamente le sette.
- Oste del Moro, avete un rifugio per noi?
Mia moglie più non regge ed io son così rotto!
- Tutto l'albergo ho pieno, soppalchi e ballatoi:
Tentate al Cervo Bianco, quell'osteria più sotto.
Il campanile scocca
lentamente le otto.
- O voi del Cervo Bianco, un sottoscala almeno
avete per dormire? Non ci mandate altrove!
- S'attende la cometa. Tutto l'albergo ho pieno
d'astronomi e di dotti, qui giunti d'ogni dove.
Il campanile scocca
lentamente le nove.
- Ostessa dei Tre Merli, pietà d'una sorella!
Pensate in quale stato e quanta strada feci!
- Ma fin sui tetti ho gente: attendono la stella.
Son negromanti, magi persiani, egizi, greci...
Il campanile scocca
lentamente le dieci.
- Oste di Cesarea... - Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L'albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell'alta e bassa gente.
Il campanile scocca
le undici lentamente.
La neve! - ecco una stalla! - Avrà posto per due?
- Che freddo! - Siamo a sosta - Ma quanta neve, quanta!
Un po' ci scalderanno quell'asino e quel bue...
Maria già trascolora, divinamente affranta...
Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.
È nato!
Alleluja! Alleluja!
È nato il Sovrano Bambino.
La notte, che già fu sì buia,
risplende d'un astro divino.
Orsù, cornamuse, più gaje
suonate; squillate, campane!
Venite, pastori e massaie,
o genti vicine e lontane!
Non sete, non molli tappeti,
ma, come nei libri hanno detto
da quattro mill'anni i Profeti,
un poco di paglia ha per letto.
Per quattro mill'anni s'attese
quest'ora su tutte le ore.
È nato! È nato il Signore!
È nato nel nostro paese!
Risplende d'un astro divino
La notte che già fu sì buia.
È nato il Sovrano Bambino.
È nato!
Alleluja! Alleluja!
(Racconto di Natale di Guido Gozzano)



sabato 22 dicembre 2012

E TU SORRIDI


E tu sorridi
vestito d'innocenza
nella tua culla di paglia
le manine levate
a cercare gli abbracci
sorridi
ignaro
della tremenda profezia
(quante, come te,
le vittime innocenti
troppe)
Sorridi nelle chiese
nelle case
dagli scaffali dei megastores
dalle vetrine
dai mille angoli del mondo
sorridi
perchè sia rinnovata
nella Notte chiara
la fulgida speranza
e si apra lo spiraglio
della tua luce di diamante
nel buio pesto
dei cuori

- Giovanna Giordani -


martedì 18 dicembre 2012

CAMMINO








Cammino
dove il vento mi sospinge
Afferro un refolo
di poesia
e la strada impervia
si va mutando
in un tappeto di velluto
rosso
sul quale avanzo ammaliata
cantando

- Giovanna Giordani

Alla Giuria del Concorso e all’Associazione Nuova Acropoli ancora un grazie per la gioia procuratami dall’assegnazione del secondo posto in classifica.
A tutti coloro che passeranno di qui
BUON NATALE e BUON ANNO
E CHE DAL CIELO SCENDANO "REFOLI" DI PACE NELLE MENTI E NEI CUORI





lunedì 17 dicembre 2012

LE PAROLE DEI POETI

Le parole dei poeti
si muovono leggere
fra stupori e fiati
frugando negli abissi
della mente

Le parole dei poeti
vestono tristezze
coi raggi della luna
e per le gioie
rare
hanno in serbo collane
di zaffiri

Le parole dei poeti
si accendono e si smorzano
pian piano
nel buio fitto fitto
della vita
sognando
di lasciare
granelli di sole
dentro ai cuori.

- Giovanna Giordani -


sabato 15 dicembre 2012

GLI ANGELI




Quando il giorno muore
gli angeli dispiegano le ali
e volano sul mondo
rastrellando i pensieri
abbandonati nell'aria
dagli umani

Li lasciano cadere
dentro ceste leggere
e li consegnano alle stelle
che attendono impazienti
di sapere

Così
a volte
può accadere
che non lontano
da una stella che sorride
ci sia un angelo che piange
per una stella che implode
di dolore

- Giovanna Giordani -

venerdì 14 dicembre 2012

giovedì 13 dicembre 2012

GALLERIA


Eugenia,  bambina,  aveva dovuto lasciare bruscamente la sua casa, il suo paese e le sue “briciole di giochi”,  per affrontare una nuova realtà della vita che,  troppo spesso,  riserva  “lacrime di perla”…

Michelangelo Spagnolli,  poeta e scrittore trentino, descrive molto bene  in questa commovente poesia, l’allontanamento dai luoghi dell’infanzia e l’attraversamento della galleria scavata nella roccia che divideva il mondo delle certezze della bimba per il mondo delle incognite della vita.


                     
Filavi bambina
dal Leoncino grigio
briciole di giochi
per la valle in fuga…

Si gonfiava il telo,
mobile sipario
al pianto di perla,
al vento lontano…

Chiudeva la galleria,
teatro di pietra,
preziosi ricami
di voci e di voli…

Ma si spalancava
al sole veloce
tra quinte di piuma
il cielo felice…

E’ sempre un tunnel
a due luci
la vita…
               
       ad Eugenia, 9 luglio 2002

- Michelangelo Spagnolli -





mercoledì 12 dicembre 2012

LA ME SPIAGETA


Ed oggi un momento di nostalgia ben descritto in dialetto roveretano (uno dei dialetti trentini) dell'amica e poetessa Laura Baldessari. Leggerla mi commuove sempre perchè su quella "spiageta", spesso, fra quei "compagnoti"..... c'ero anch'io!





Me ricordo en temp lontam,                                      
quando ancor i me tegniva per mam,                            
de na picola spiageta
en riva a l’Ades, sola soleta.

El sol la sabia el bruseva
e l’acqua de l’Ades el la baseva
de mi , me fradei e compagnoti vari,
l’era la gioia e la delizia,
rari a quel temp, che zoghi ne ghe n’era!

Con poc noi ne divertivem,
uniti corevem, felizi saltevem,
sol noi  e la sabia erem
co l’Ades, e 'l sol.

Ma anca lì el progres l’è arivà
e da’ndi a l’altro tut l’à cambià
soto en mucio de sasi l’è finida
stofegada da tanta tera l’è sparida
la me spiageta no la gh’è pu!

Nissun i sa cossa li soto gh’era sta’
en temp lontam
nessun i’magina che li soto
gh’era sta canti, risade,
corse, zoghi, barufe de pòpi
che le finiva en do minuti,
zigae de mame spaventade
al veder en puntim lontam
en mez a l’Ades;
ma l’era bel, l’era tanto bel!
E mi che la g’ò ancor en del pensier
ogni volta che paso lì, i òci sero
cossì, come na volta, la rivedo;
ma na  lagrima me sento vegnir zo:
colpa dei òci che ò massa strucà!

- Laura Baldessari -

Traduzione:

Mi ricordo un tempo lontano
quando ancora mi tenevano per mano
di una piccola spiaggetta
in riva all’Adige sola soletta.

Il sole la sabbia bruciava
e l’acqua dell’Adige baciava
di me, i miei fratelli e compagnetti vari
era la gioia e la delizia
rari a quel tempo in cui non c’erano giochi

Con poco noi ci divertivamo
uniti correvamo,  felici saltavamo
solo noi e la sabbia eravamo
con l’Adige, e il sole.

Ma anche lì il progresso è arrivato
E da un giorno all’altro tutto ha cambiato
sotto un mucchio di sassi è finita
soffocata da tanta terra è sparita
la mia spiaggetta non c’è più!

Nessuno sa cosa c’era stato li sotto
in un tempo lontano
nessuno s’immagina che lì sotto
c’erano stati canti, risate,
corse, giochi, baruffe di bambini
che finivano in due minuti,
grida di mamme spaventate
al vedere un puntino lontano
in mezzo all’Adige;
ma era bello, tanto bello!
Ed io che l’ho ancora nel pensiero
ogni volta che passo di lì, gli occhi chiudo
così, come una volta, la rivedo;
ma una lacrima sento scendere giù:
colpa degli occhi che ho troppo strizzato!


martedì 11 dicembre 2012

ALL'NGIUSTIZIA

Per i diritti umani disattesi





Strisci
lungo le strade del mondo
e mai saziata
sei
e mai turbata
da chi
impotente
invano
ti maledice

- Giovanna Giordani -



lunedì 10 dicembre 2012

NEL SILENZIO

Dalla silloge "Nel silenzio dei rumori" di Gavino Puggioni, ospito qui volentieri una encomiabile poesia che riassume gran parte della poetica di questo sensibilissimo autore e cioè la sua massima attenzione ai bambini più sfortunati del pianeta.






Nel silenzio dei rumori

un viso di bambino
abbandonato
mai amato
                                     creatura dell'Universo
ci saluta

Le sue mani tremule
come foglie al vento

la voce fioca
e la bava bianca
di fame e di sete

                                    labbra di sangue
ci parlano....

e ancora ci stanno parlando
Ma noi siamo sordi!

- Gavino Puggioni -

domenica 9 dicembre 2012

IL POETA





Il poeta aveva gli occhi chiari
e nel cuore aurore boreali
di notte cavalcava gli ippogrifi
e di giorno sognava di volare

Il poeta parlava con il vento
per sapere il segreto delle cose
ma il vento non  stava ad ascoltare
e gli lasciava polvere sul viso

Il poeta cercava sempre un canto
anche dentro lo spegnersi del sole
e quando una pena l'opprimeva
piantava fiori dentro i suoi pensieri
.


- Giovanna Giordani - 


I

giovedì 6 dicembre 2012

LIBERTA'





Anche quel giorno estivo stava giungendo al termine.
La brezza pomeridiana si stava trasformando gradatamente in un vento sempre più insistente che si divertiva a giocare con tutto ciò che gli capitava a tiro.
Il pino marittimo, alquanto inclinato, come la schiena di un vecchio acciaccato, era l’unico a dare il benvenuto a quel ventaccio che non preannunciava niente di buono.
Egli accoglieva il vento sempre con favore perché, il suo arrivo, ravvivava in lui una segreta speranza, un suo grande antico sogno,  fin da quando era nato, lì sul viale in riva al mare.
Ormai conosceva a memoria tutti i discorsi dei passanti e la solita domanda che i bambini rivolgevano ai genitori: - come mai quel pino ha il tronco così inclinato, così storto? –
- E’ a causa del vento – rispondevano gli adulti.
E il pino li guardava mentre correvano verso la spiaggia, seguiva l’andirivieni delle persone e spesso era contento di poter essere utile a qualcuno che cercava momentaneo ristoro accanto alla sua ombra.
Quella sera sembrava che il vento facesse proprio sul serio. Aveva rovesciato gli ombrelloni e tutti erano impegnati nel mettersi al sicuro. Nubi minacciose avanzavano scure e gonfie di pioggia dalla linea plumbea del mare le cui onde erano sempre più alte e fragorose.
Il pino, anche questa volta, si lasciò sbeffeggiare piegandosi sempre di più  verso il basso. Tutti correvano, come al solito, correvano e lui… avrebbe voluto anche lui… Un bagliore attraversò il cielo seguito dall’enorme fragore di un tuono e grossi goccioloni cominciarono a cadere con sempre maggiore insistenza e intensità. Il vento sembrava sfogare una arcana rabbia repressa e si abbatteva impietoso su ogni cosa. Il pino marittimo si contorceva, piegandosi sempre di più e, quasi inginocchiato, sfiorando l’asfalto, cominciò a pregare così’:
- vieni ventaccio, vieni, forza, forza, insisti, più forte, dai, sradica, sradica queste radici, ti prego… aiutami… -
Il vento sembrava aver capito e cominciò a ululare come non aveva fatto mai, avventandosi con tutta la sua energia su quel pino marittimo la cui maestosa e folta chioma era ormai tutta scomposta e spettinata.  Le raffiche erano una più forte dell’altra finchè ebbero la meglio sulle radici che, non riuscendo più a resistere, cominciarono ad allentare la loro presa nella terra.
L’albero ebbe la certezza  che qualcosa di importante stava accadendo in lui. Era una strana sensazione di leggerezza… Si sentì all’improvviso librare nell’aria.
- Ecco fatto – brontolò il vento.  – Ora sei libero –
- Portami lontano – lo supplicò il pino marittimo. Allora il vento radunò tutte le forze rimastigli e lo sollevò spingendolo in alto, lungo la spiaggia. Il pino vide le sue radici danzare nell’aria e si sentì pervadere da una felicità mai provata – E’ meraviglioso – si disse – sono libero, sto volando, grazie, vento -.
Questi si stava chetando e rispose: - ora devo lasciarti, per oggi la mia parte è finita, non posso far altro che augurarti buona  fortuna  –.
Il pino cadde con un  tonfo sulla sabbia e guardò le sue radici rivolte verso il cielo.
Il mattino seguente accorsero in tanti  a vedere il grande pino divelto. – Ma quante gambe ha!  – disse un bimbo alla mamma.
- Si, ma purtroppo non può camminare – lei rispose.
All’udire queste parole il pino tornò a rivolgere lo sguardo alle sue radici. Esse si tendevano verso l’alto, inondate dal sole.
- Non angustiatevi mie radici – sussurrò il pino – non potrete camminare, ma voi sole sapete la gioia immensa che provaste nel volare, libere, sopra il mare e la felicità che provate nell’assaporare il calore dei baci del sole - .
Poi, socchiuse i suoi grandi occhi verdi e i passanti non poterono mai vedere il suo sorriso mentre la brezza mattutina lo accarezzava indugiando a sussurrare incomprensibili parole fra la sua folta chioma adagiata sulla sabbia del mare.

- Giovanna Giordani - 

Questo mio racconto, letto in rete, ha ispirato il seguente cortometraggio dal titolo 10.411. L’autore dice che è il numero di minori scomparsi in Italia dal 1973.
Il racconto inoltre è inserito nell’antologia curata da Gaia Cenciarelli, “Auroralia”.


ARTIGLI

Ed oggi una poesia breve, ma che mi ha emozionata per la sua grandezza di contenuto, della poetessa Danila Oppio


Altre parole 
non saprei donarti
Certa è la realtà
nel confuso pensiero

Dentro i tuoi morbidi
inusitati artigli
hai attanagliato
la mia nomade anima


- Danila Oppio - 


mercoledì 5 dicembre 2012

AMICIZIA





Fu un tocco lieve
alla porta
dell’anima:
- avanti -
dissi.
E apparve lei
mai vista prima.
- Ho udito le tue parole -
disse:
 - sono belle -.
S’interpose un silenzio.
- Grazie, entra -
risposi.
E parlammo.
Poi
fummo amiche
per sempre.

- Giovanna Giordani -



lunedì 3 dicembre 2012

SE MUORE LA PAROLA

Apro dicembre con questa splendida poesia "manifesto" della poetessa Maria Carmen Lama



Se muore la parola
tutto si ferma,
sbiadiscono i colori delle rose,
attonito sta il cielo
ad avvolgere il mondo,
consapevole del suo
essere inutile.

A me, tutto d'intorno,
cresce il silenzio,
come torre d'avorio
mi rinchiude,
altro non so e non vedo,
altro non sento
che il battito del cuore
sempre più lento
sempre più distratto,
consapevole del suo
essere inutile.

Se muore la parola
io piango il lutto
mentre l'abbraccio
per tutto quel che è stata,
per l'amore che ha cullato
in te, in me, in noi,

ma insieme a lei

anch'io

io dentro muoio.

Se la parola muore
non esiste più nulla.

Maria Carmen Lama - dalla sua silloge "Prigioniere del silenzio"